Approfondimenti

Gelotologia

 

La Gelotologia è la disciplina che studia il fenomeno del ridere e le sue potenzialità terapeutiche; essa trova le sue radici nella PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), branca della medicina che ha sostanziato la diretta correlazione tra le emozioni ed i sistemi immunitario, nervoso ed endocrino. Secondo la PNEI esiste un preciso allineamento di corpo/mente/emozioni che determina lo stato di salute o di malattia di una persona in quanto il cambiamento di un sistema si ripercuote sugli altri mutandone l’equilibrio.

 

Cosa succede nel nostro corpo quando si ride?

Un vero e proprio sconquasso psicofisiologico, biochimico, comunicativo. Innanzitutto l’uso inverso della respirazione: repentine e potenti espirazioni, quasi nulla l’inspirazione, viene estromessa tutta l’aria residuale, quella che staziona sul fondo dei polmoni, carica di impurità, che non viene quasi mai espulsa. Il diaframma, in preda ad un vero e proprio spasmo, è responsabile anche di un benefico, vigoroso massaggio all’apparato digerente.

 

Rispetto all’apparato circolatorio, si ha un notevole aumento del ritmo cardiaco ed una maggiore conseguente ossigenazione di tutti i tessuti.
Il sistema muscolare è altresì potentemente attivato: in azione i muscoli del viso, del collo, del cuoio capelluto, del torace, delle spalle, dell’addome e, a volte anche quelli delle braccia, delle gambe e quelli pelvici. La pelle aumenta la propria temperatura. A livello cerebrale si ha un vertiginoso aumento dell’attività elettrochimica, con conseguente maggiore reattività, creatività, acutezza mentale.

 

dimondi-clown

La risata produce una grande quantità di beta endorfine, sostanze analgesiche, euforizzanti e coadiuvanti del sistema immunitario, si alza la soglia della percezione del dolore, si prova genuino piacere, aumenta la produzione ormonale “positiva” mentre si inibiscono gli ormoni che riducono la risposta immunitaria. La socialità è potentemente rafforzata al punto che l’umorismo ha grandi potenzialità persino nella risoluzione dei conflitti. Se il nostro corpo sta vivendo un’emozione fortemente positiva (veicolata dalle B endorfine) sarà impossibile aggredire chicchessia, poiché nell’aggressione sono impliciti altri neurotrasmettitori antagonisti dell’endorfina. Per questi motivi noi di DimondiClown crediamo che un approccio positivo e un punto di vista ottimistico permettano di mantenere anche una migliore salute fisica ed emotiva.

 

La risata, unita ad un pensiero positivo di fiducia, speranza, voglia di vivere, danno nuova forza all’organismo, contrastando i processi di natura patogena che potrebbero essere in atto nel corpo.

 

Fonte: Fioravanti S., Spina L., Anime con il naso rosso.

 

 

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei benefici della risata.

 


Il rafforzamento del sistema immunitario

 

Gli psiconeuroimmunologi hanno dimostrato che tutte le emozioni negative come l’ansia, la depressione o la rabbia indeboliscono il sistema immunitario, riducendo la sua capacità di combattere le malattie. Secondo il dott. Lee S. Berk dell’Università di Loma Linda in California (USA), ridere aiuta ad aumentare il numero delle cellule NK, un tipo di cellula bianca nata per uccidere i virus e capace di aumentare il livello di anticorpi.

 

I ricercatori hanno dimostrato che dopo una terapia della risata il livello di anticorpi (immunoglobulina A) aumenta nelle mucose del naso e delle vie respiratorie, luogo in cui molti virus, batteri e micro-organismi vengono subito intercettati.
Uno dei benefici maggiormente dichiarati dopo una bella risata è il conseguente senso di benessere, ci si sente freschi e riposati per tutto il giorno.
Non c’è nessun’altra medicina che consente di ottenere questo risultato istantaneo. Il motivo per cui si prova questa sensazione piacevole è dovuto al fatto che si inala più ossigeno mentre si ride. Ridere può essere comparato ad un esercizio aerobico, senza che questo implichi vestirsi con la tuta da ginnastica e correre un percorso stabilito!

 

Secondo il dott. William Fry dell’Università di Standford, “un minuto di risate equivale a 10 minuti di vogatore”. In altre parole, ridere stimola il cuore e la circolazione sanguigna, come farebbe un esercizio aerobico. Ridere è un’attività valida e accessibile anche per persone sedentarie, costrette a letto o su di una sedia a rotelle. Ci sono molti esercizi per allenare i muscoli del corpo, il ridere procura invece un ottimo massaggio per gli organi interni (jogging interno), si verifica un aumento del flusso del sangue, del movimento delle viscere e dell’efficienza complessiva. L’attività del ridere è stata comparata a delle dita magiche che arrivano fino all’interno dell’addome per massaggiare tutti gli organi.L’aiuto nella prevenzione delle malattie cardiache e della pressione alta Ci sono una serie di cause per le malattie cardiache e la pressione alta come l’eredità, l’obesità, il fumo e l’eccessivo consumo di grassi saturi. Ma lo stress è il fattore principale.
In alcuni esperimenti è stato dimostrato che si verifica un abbassamento della pressione sanguigna di 10-20 mm dopo 10 minuti di terapia della risata. Ridere aiuta in modo significativo ad avere la pressione sotto controllo, riducendo il rilascio di ormoni dello stress e portando un senso di rilassamento.Fonte: Madan Kataria et al., Yoga della risata, edizioni la meridiana, 2008.

 

Il Clown Dottore nell’emergenza terremoto

 

Le catastrofi naturali come il terremoto sono situazioni in cui si scatenano con estrema virulenza energie ed emozioni pesantemente negative. I sentimenti che la paura provoca sono il terrore, l’annichilimento, il senso della perdita dell’identità, la disperazione, l’insicurezza: ci si trova davanti al proprio paese distrutto e alla propria casa devastata, senza territorio e senza una tana, perdite altamente stressogene, in grado di alterare l’equilibrio psicofisico e di aprire la strada anche ad altre malattie.

 

In questo affresco tragico, come può la figura del clown assumere un ruolo coerente, non stridente con il contesto e utile a mitigare le ferite e le pene?

 

È innegabile: ci sono momenti in cui non c’è niente da ridere, in cui bisogna solo tacere, togliere il naso rosso, essere soccorritore tra i soccorritori…
C’è un tempo per giungere nelle aree colpite dal terremoto e che individuiamo al termine dei funerali.

Il primo tipo di intervento è quello di combattere la paura, con estrema delicatezza e pazienza, in ogni relazione che il Clown Dottore instaura con le persone colpite. Se si riesce a far sorridere e ridere, anche solo per un attimo, si sono già attivati questi due stati psicosomatici che automaticamente incidono sulla paura, sulle sue manifestazioni fisiche, anche mediante il piacere che si prova aprendo il cuore al riso ed al sorriso.

 

Al momento in cui le persone colpite dall’evento trovano una prima sistemazione logistica nella tendopoli, il loro stato psicologico sembra mutare e realizzano la propria nuova situazione: terremotato. Lo stress potente finora provato muta in una forte depressione, in un calo del tono psicofisico. Qui il lavoro dei Clown Dottori ha un duplice scopo.

 

Da un lato c’è quello di ri-creare la comunità, fungendo da tramite, facendo legare assieme, nelle emozioni positive, le persone coinvolte in una forzata convivenza. Si individuano le persone di indole più gioviale, si cerca di farne ancoraggi viventi all’interno del tessuto della tendopoli. Dall’altra parte si esercita l’ascolto empatico. Il clown si presenta come la persona più adatta alla quale raccontare il proprio vissuto drammatico.
È questa anche la fase più delicata per le emozioni del Clown Dottore, qui l’attenta formazione e le tecniche di scarico/ricarica energetica supportano la delicata operazione. I vissuti dei disastrati vengono rovesciati come in un bidone dei rifiuti, il clown, che a sua volta ha bisogno di una discarica.

Per tutelare gli operatori da questo immagazzinamento di stress altrui si fanno riunioni serali di condivisione, ed è opportuno che i turni di presenza nelle aree disastrate non siano troppo lunghi (cinque/sei giorni).
Contrastare la paura e ricreare socialità è dunque il principale lavoro dei Clown Dottori nell’emergenza: si semina amore e senso di comunità.

 

Il Territorio del Clown Dottore è il limite

 

Il Clown Dottore è un mestiere (ancorchè volontario) di grande responsabilità ma estremamente gratificante.
Esso gode di un alto status sociale, spesso è letteralmente adorato dai bambini e dai genitori, proprio perché diverso, inatteso, inoffensivo ma in grado di dare moltissimo. Questa grande popolarità lo espone a dei rischi.
Infatti il suo potere di incidere fortemente sul disagio, anche in senso strettamente fisico, può amplificare gli innati difetti dell’essere umano, quali la vanità, la superbia… Quel potere può esporlo ad un pericolosissimo narcisismo, a sentirsi un angelo, ad un’arroganza di ritorno, allo sciorinamento non richiesto della propria capacità di amare.

 

E’ quello il momento in cui questa figura perde completamente credibilità ed entra nel novero delle persone di potere. Figuriamoci se un clown (ancorchè dottore) possa usare “potere” ! Eppure succede…
Possiamo definire- in ultima analisi- Il clown dottore, dopo venti e più anni di esistenza, come operatore di limite. Egli, infatti, abita, da clown, la frontiera tra ordine e caos, tra ragione e follia. Come dottore la frontiera tra salute e malattia, vita e morte, pace e guerra, metropoli ed emarginazione…

Egli attraversa questi territori di confine con leggerezza e coscienza, dignità e follia, poesia e sghignazzo, scienza, coscienza e incoscienza. Egli è erede di una grande tradizione culturale, che parte dagli albori dell’umanità ed arriva… proprio alla rinnovata funzione che il clown può avere oggi, nel mondo sempre più intristito del secondo millennio.

 

Essere antidoto alla paura. Il Cerchio, iniziato all’alba del mondo con il “buffone rituale” , figura che le tribù “primitive” ritenevano sacra, si chiude oggi con il Clown Dottore ( di corsia, sociale, sciamano, creatore di Comunità… ).
Come a dire che, alla fine, sarà proprio una risata che ci guarirà.

 

Fonte: Leonardo Spina

 

Un sorriso rivolto alla terza età

 

La degenza ospedaliera determina sempre nel paziente una separazione dal proprio ambiente di vita, dalle azioni quotidiane, modifica i ritmi e si accompagna, soprattutto nell’anziano, a un senso di disorientamento e alla preoccupazione sulla possibilità del recupero della salute. Nelle fasi lievi e intermedie delle malattie senili, quando non riesce a ricordare la data del giorno o quella propria di nascita, percepisce con la parte sana, che qualcosa non funziona più e quindi si deprime e si colpevolizza.

Occorre un approccio integrato che tenga presente non solo gli aspetti sanitari, ma anche quelli legati a dimensioni psicosociali. La risata è una risorsa vitale che cura, previene, riabilita, educa e libera dalla paura restituendo maggior consapevolezza.

 

La potente energia del ridere offre:

un beneficio corporeo
• migliore circolazione
• migliore funzionalità gastrointestinale
• migliore respirazione
• maggior irroramento sanguigno a livello encefalico

un beneficio per la mente:
• miglior chiarezza di pensiero
• allenamento della parte destra del cervello
• sviluppo del diverso punto di vista
• riduzione delle conseguenze negative della tensione e dello stress

 

Gli interventi di comico terapia determinano un diversivo psicologico donando un beneficio a livello di vitalità ed energia..
Si stimolano l’interesse e la curiosità con le attività di clownerie morbida, microprestigiazione, uso del burattino, improvvisazione teatrale, in questo modo si rafforza la micro sensibilizzazione del paziente, la manipolazione, l’attenzione, la lucidità e la relazionalità.

Come conseguenza migliorano le relazioni con i famigliari, con i sanitari e con i compagni di stanza. Le attività di comico terapia risultano utili non solo alle persone ricoverate, ma anche per i loro famigliari e il personale sanitario.
Dopo l’intervento dei clown Dottori i rapporti appaiono migliorati e più distesi, anche lo stress professionale si attenua, le relazioni interprofessionali si distendono, l’umore complessivo e il clima relazionale ne traggono giovamento. “ …per curare i malati dobbiamo tuffarci nelle persone, navigare nel mare dell’umanità” Patch Adams

Fonte: “Progetto di comico terapia nel P.A.R.E. di Modena” di Monica Dotti - Paola Negri “Anime con il naso rosso” di Sonia Fioravanti - Leonardo Spina

Intervista a Michael Christensen, conosciuto come “il primo ClownDottore della storia”

 

Attore e clown professionista (cofondatore del Big Apple Circus di New York) è diventato “dottore” quando, nel 1986, ha incontrato i bambini ricoverati nell’ospedale Babies & Children’s Hospital di New York (Columbia–Presbyterian Medical Center). Da allora si occupa dell’organizzazione Big Apple Circus Clown Care, formata da operatori specializzati nell’interazione con i bambini e i loro genitori in situazioni di svantaggio, handicap e ricovero ospedaliero.
Un’esperienza che ha fatto scuola in tutto il mondo!

 

Due clown dottori, che lo hanno intervistato, lo descrivono come “uno splendido sessantenne dagli occhi buoni, il sorriso aperto, ed una energia veramente speciale.”

Riportiamo alcuni brani di questa intervista.

Micheal, cosa è per te un clown dottore ?
Nel circo classico c’è una cosa molto importante, l’arte della parodia, uno strumento molto prezioso per il clown. Inoltre nel circo la figura autoritaria è molto chiara, il Monsieur Loyale. Penso che tutti i clown abbiano nel loro DNA l’andare contro l’autorità, tutte le autorità.Quando sono andato in ospedale era facile capire quale fosse la figura autoritaria, il dottore!
Riportando le informazioni agli altri clown, ho detto: “quando operiamo in ospedale mettiamoci il camice da dottore! (parodia!)”e loro l’hanno accolta.
Questa è per me l’origine del clown dottore.  

La dinamica del comico deve avere una parte rigida, come il Monsieur Loyale o come, nell’ospedale, i corridoi dritti di sequenze logiche…
Per il clown tutto diviene facile: è un fondale perfetto! Il semplice fatto che si trovi lì, in questo castello di logica, il meraviglioso idiota, è grandiosa anche solo l’idea! Gli ospedali e la medicina si basano sulla logica, il clown ha la speciale abilità di andare in un altro confine di comunicazione, tutto un mondo di illogicità: è un grande potere.

 

Molti pensano che Patch Adams sia l’inventore della Clownterapia… come vedi tu la questione? Cosa c’è di diverso tra te e Patch?

Penso che Patch ed io concordiamo che assolutamente tutti gli esseri umani, possano essere toccati dalla loro gioia e dal loro spirito di divertimento. Abbiamo lo stesso obiettivo di portare gioia, incoraggiare le persone ad essere più umane. Stiamo portando avanti lo stesso messaggio. Il modo in cui lo facciamo è diverso.

 

Ci sono diverse cose che Patch ha detto che io ripeto alle persone a cui insegno, come fossero pietre miliari.
Una di queste è “La morte è solo quei 15 secondi quando il cervello è deprivato di ossigeno, tutto il resto è vita, da valorizzare.”

 

Se il ridere è terapeutico e fa bene, secondo te i clown dottori fanno terapia ?

L’effetto di un buon clown è terapeutico. Questo è vero.
Quando ci troviamo sulla soglia di una stanza di degenza, dentro la quale c’è un bambino o un adulto – e nella nostra vita ci troviamo su molte soglie (reali o metaforiche) – e guardiamo dentro, il clown permette all’emozione (ed all’osservazione della stanza) di permearlo, la mente del clown non può essere occupata a pensare di far terapia. La mente deve essere “nel posto del clown”, cioè lanciare un piccolo sasso e aspettare cosa torna indietro.

Così tutto accade. Facciamo delle proposte ed aspettiamo che l’altra persona ci ritorni qualcosa, è quasi come pescare… Un piccolo luccichio, un leggero sentimento e tu sei lì. E’ quasi come una scintilla, una piccola scintilla di gioia e tu la accogli e poi la alimenti, e diventa sempre più grande, allora la stanza si incendia di divertimento e di gioia e l’energia diventa viva e luminosa e noi sappiamo che questo è terapeutico.

Ad esempio: se nella stanza c’è un ragazzo di 17 anni ed io clown penso: “ora per farlo ridere devo fare questo, questo e questo (perché questo è terapeutico)…“ Non funziona, è una dinamica sbagliata. Il risultato del lavoro del Clown dottore è sicuramente terapeutico: gioia pura, dico, come potrebbe essere altrimenti? La gioia è terapeutica, vitale, rigenerante. Come da alcuni anni a questa parte, anche nel 2011 la nostra Associazione ha partecipato alle Officine della Solidarietà, un progetto promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato di Modena in collaborazione con le associazioni di volontariato modenesi e le scuole secondarie di I e II grado del Comune di Modena. Le Officine della Solidarietà, giunto alla sua ottava edizione, è uno spazio organizzato in cui i volontari di 24 associazioni modenesi sono a disposizione per una intera settimana per interagire con gli studenti in visita e presentar loro le attività delle associazioni .

Sei d’accordo che le modalità di approccio del clown dottore possono essere usate anche fuori dall’ospedale? e se si, in quali contesti?

 

Assolutamente. Le capacità comunicative di un buon clown dottore vanno bene in qualsiasi contesto; ascolti con i tuoi occhi, con il tuo corpo, accogli dentro di te tante informazioni e quando agisci aspetti che torni indietro qualcosa… Un artista dal vivo, uno bravo, sta nel presente, nessuna attenzione al passato (anche alla stanza precedente) e non si proietta al compito successivo (nella prossima stanza).

 

E’ ed agisce nel presente. Se pensiamo alle caratteristiche di un operatore sociosanitario, questa sarebbe un requisito prezioso…di essere presenti con il paziente, non connessi con qualcosa prima o con le altre cose da fare dopo. Abbiamo lavorato con operatori sociosanitari per molto tempo (lavoro duro e difficile). So che per essere presenti è necessario un respiro, ed una accettazione di voler essere lì, con il paziente. Il presente è potente. Se dovessi dare un messaggio al
movimento dei clown dottori italiani, quale sarebbe ? All’istante direi: la gioia naturale dello spirito italiano! Fatene tesoro, poiché se l’accettate in pieno non dovete far molto; siate completamente in contatto con questa gioia naturale che ha la gente di questo paese (ed è vera!). Semplicemente state in contatto con questo, ed abbiate fiducia che è abbastanza! Lasciate che sia lei a guidarvi, non la vostra mente.

 

fonti: www.circopedia.org

La natura dello stupore umano. Alla (ri)costruzione del paradiso perduto

 

«(…) Mi presento sono la dottoressa Balù e sono un clown dottore. Che cos’è un clown dottore? E’ una persona che fa finta di essere dottore ma in realtà è solo un clown e va in ospedale dove ci sono i bambini, ma anche gli anziani e a volte gli adulti. E perché ci va? Ci va perché negli ospedali dove si curano le malattie con le medicine, esse si combattono anche con la terapia dei sorrisi. Non è una storiella fasulla, ci sono fior fiore di ricerche che sostengono questa cosa meravigliosa e raccontano che i bambini che incontrano i clown, rispondono meglio alle terapie, recuperano l’appetito, sono meno ansiosi e invece che piangere, ridono spesso. E queste ricerche dicono anche che pure i genitori diventano più attivi e partecipano di più al processo di guarigione dei loro bambini, sono meno stressati e vedono in modo più positivo il processo di cura. E il clown che cosa fa? Il clown è una persona particolare, ha mille occhi che riescono a guardare intorno per non farsi scappare nulla, ha quattro antenne sulla testa per sentire chi è che sta peggio, chi è che è tanto agitato o chi ha paura, e così capisce se è il momento di restare o il momento di andare. Ha i piedi leggeri per fare poco rumore, ma è anche molto imbranato e si inciampa spesso perché sa che i bambini ridono a crepapelle quando lui cade per terra. E poi è pieno di curiosità, di stupore, ed anche se il mondo che lo circonda è un mondo pieno di bambini ammalati, lui riesce a farlo diventare di volta in volta, una magnifica astronave, o una nave dei pirati, o la stazione dei treni, ed i bambini con lui entrano in questi fantastici universi e dimenticano per un attimo quanto loro accade. A volte invece fa finta di essere lui, il paziente cosicché i suoi piccoli compagni possano diventare per un attimo i dottori della situazione e possano curarlo ed essere loro a fare finalmente le punture. Dimenticavo, dentro al cuore il clown dottore è rimasto bambino, è per quello che riesce a vedere il mondo sempre nuovo e sempre diverso, ed è per quello che gli altri bambini, quelli veri, con lui si divertono e giocano molto. Forse ti stai chiedendo cosa c’entra questo con la buona salute? Prova a pensare ad un momento della tua vita in cui ti sei sentito accettato per ciò che eri, anche per i tuoi lati meno interessanti o decisamente negativi. Ad un momento in cui la fantasia aveva ampio spazio, così come il rapportarsi con gli altri, in cui valeva la pena piangere o ridere, in cui tutto era avvolto da un alone di sorpresa di meraviglia e di novità. Prova a pensare ad un momento in cui hai accettato la tua vita per quello che era e per quello che ti portava. (…) Io se proprio ci penso non riesco a trovare nessun modo più efficace di questo per costruire la buona salute (…)».

Fonte: Maria Carla Scala, La natura dello stupore umano.
Alla (ri)costruzione del paradiso perduto
Tesi di Baccalaureato in Scienze dell’Educazione - Educatore Sociale, Relatore: Prof. Krzysztof Szadejko, Correlatore: Prof. ssa Chiara Vallini, Modena A.A. 2008/2009 (Appendice)

Perchè si ride?

 

A cosa è dovuto, in ultima analisi, questo straordinario comportamento umano? Esiste un denominatore comune tra uno spettacolo di Roberto Benigni, lo strano cappellino d’una signora di mezz’età, il moto di riso che ci coglie quando qualcuno goffamente inciampa, il bambino che si sganascia quando lo solletichiamo?

 

Intanto c’è da dire che, seppur essendone spesso l’intensificazione, il riso è autonomo dal sorriso. Questo prevede una relazione a due.

La relazione sociale del ridere quasi mai si verifica soltanto tra due persone; quasi sempre sono due o più persone a ridere di qualcun altro. C’è solidarietà tra i co-ridenti: più ci si diverte e più si rende coeso il gruppo ai danni di qualcun altro al di fuori di esso. In certe situazioni, anzi, è il gruppo ad essere creato dal nulla, proprio per merito del riso. In certe situazioni, anzi, è il gruppo ad essere creato dal nulla, proprio per merito del riso; avrete certo vissuto l’esperienza di una festa in cui persone troppo disparate stentano a legare tra loro: basta raccontare una barzelletta perché si formi, dopo la prima risata generale, un senso di coesione, di partecipazione. Questa funzione di lubrificante sociale è possibile grazie al fatto che il messaggio che passa tra i co-ridenti è di non aggressione (tra loro), complicità, abolizione( o forte attenuazione) della gerarchia.

 

Chaplin dichiarò che mai avrebbe inserito in un suo film la caduta di una coppa di gelato nel colletto di un’esile vecchietta (cioè debole e sottomessa). Per contro le sue comiche sono piene di poliziotti corpulenti (cioè dominanti e minacciosi) che cadono catastroficamente. Più qualcosa ci fa paura, più il vederla degradata, in situazione incongrua, ad un rango oggettivamente inferiore al nostro, fa scattare in noi il Meccanismo Scatenante Innato del ridere.

Fonte: Fioravanti – Spina, LA TERAPIA DEL RIDERE, red edizioni.

Origine e nascita del clown

Da sempre, nella storia dell’uomo e del mondo, un uomo, ma qualche volta anche una donna, ha assunto il ruolo di colui che “fa ridere”, attraverso modalità semplici e immediate che nascondono però meccanismi simbolici e sociali complessi.
Nel cercare di percorrere la strada che ci conduce al clown, così come oggi lo conosciamo, dobbiamo partire dall’idea che questo personaggio buffo, il buffone, declinato nei secoli in diverse e colorate varianti, è stato nei diversi contesti culturali e sociali sempre collegato a tratti concomitanti come pazzia, sovversione delle regole, oscenità e lazzo. Poche altre figure mitiche hanno avuto la stessa diffusione e la lunga vita della figura del fool o buffone.

 

Diviene nel tempo matto, saltimbanco, giullare, o jester in Inghilterra, attore e clown ma è sempre presente, nelle popolazioni più semplici o nelle società più complesse. La sua valenza mitica gli consente di sopravvivere al trascorrere del tempo, nel rappresentare un nodo vitale dell’esistenza, un emblema ed un archetipo della vita umana carico di ambivalenze e simboli: pazzo o saggio, affabulatore o bocca della verità, capro espiatorio o truffatore, santo o demonio, benefattore o ciarlatano.

 

In occidente le sue origini, sebbene misteriose, si possono individuare nei rituali nella grandi feste della Dionisie, in onore del dio greco Dioniso, dove personaggi clowneschi si aggiravano tra la folla improvvisando spettacoli comici e di scherno verso i potenti, o declamando ironici versi poetici. Le commedie per la loro capacità di mettere in ridicolo i più potenti erano mal viste dalla autorità; gli improvvisatori hanno goduto invece di maggior libertà e hanno mantenuta intatta la loro carica comica. Questo genere di comicità è sopravvissuto fino a Roma, nella feste saturnali e nella commedia latina.
Gli attori e gli improvvisatori divennero nel Medio Evo buffoni che erano girovaghi per le strade d’Europa come musici, attori, prestigiatori ed acrobati; vivevano ai margini di una difficile società e si esibivano nella piazze dando vita a messe in scena, provocazioni e sproloqui.

 

Facevano parte di una vasta folla di vegantes e provenivano spesso da conventi dai quali erano stati cacciati per comportamenti non consoni. In Francia questi fool viaggianti conquistano l’appellativo di goliard di cui ci rimane la letteratura goliardica notoriamente carica di feroce comicità. Ben preso però i buffoni o giullari trovarono ospitalità nei castelli e nelle corti dei potenti con il ruolo di divertente diversivo al termine delle giornate di caccia o di discussioni politiche. Particolarità dell’epoca antica è il ruolo di nani e gobbi nei panni dei buffoni: esisteva in quegli anni un’associazione tra le deformità fisiche e la scarsa intelligenza o la follia, qualità ai tempi considerate risibili.

 

Il primo buffone di corte di cui si hanno notizie è un nano presso la corte del Faraone Pepi I. Si narra della presenza di buffoni nani anche in Cina, presso i palazzi dei Cardinali nel 1500, e nella corti inglesi. Il fascino dei nani buffoni risiedeva nel loro aspetto grottesco. Famosi per la loro sagacia, i giullari di corte assunsero in alcuni casi un ruolo di un certo potere rispetto al proprio signore, anche se apparentemente derisi da tutti.

 

Questa caratteristica del buffone, cioè essere lo sciocco a cui è concesso dire la verità, gioca un ruolo fondamentale per capire il personaggio comico e il suo ruolo nelle società: essere colui al quale è concesso mettere a nudo, nella sua vera o presunta follia, la realtà, le contraddizioni dell’essere umano, dei poveri e dei potenti.
Il fool poteva esserlo per destino o per scelta: se in alcuni casi era veramente la vita a mettere nel ruolo di buffoni persone con problemi mentali o fisici congeniti, altre volte era una scelta far crede la propria pazzia per avere la liberta di esprimersi ed esercitare il “lavoro” di giullare.

Una professione non semplice perché esposta agli umori del sovrano e perché richiedeva di aderire ai canoni del giullare che comprendeva il noto costume caratterizzato dal berretto a sonagli, il vestito variopinto e lo scettro e condizioni di vita non privilegiate.

 

I buffoni di corte sopravvivono in Europa fino al 1700 poi cominciano lentamente a declinare.
Tra il 1500 e il 1600 nella Commedia dell’Arte il personaggio comico diventa maschera. Culla del fenomeno è l’Italia che vedrà nascere le figure di Arlecchino, Pulcinella, Scaramuccia, il personaggio del servo furbo e malandrino; in Francia la commedia avrà invece il volto lunare di Pierrot. Composte da attori girovaghi le compagnie inventeranno un nuovo genere di teatro basato sull’improvvisazione che avrà un’enorme successo ed influenzerà il teatro di tutta Europa e contribuisce a dar vita al teatro di Goldoni, Moliere, influenzando persino Shakespeare.

 

Questi attori, per la prima volta sia uomini che donne, usano sul palco un ampio repertorio di giochi, acrobazie, attraverso un uso sapiente del corpo e delle sue deformità, pance e gobbe posticce, delle rotondità femminili ma soprattutto della maschera, costruita in cuoio e dall’espressione molto pronunciata. L’essere girovaghi e improvvisatori assicura loro la libertà di poter esercitare una comicità allusiva senza incorrere nella censura della Chiesa, sebbene vengano bollati nel 1585 dal Concilio di Trento come teatranti del demonio, dando inizio ad un periodo di persecuzioni per gli attori.

 

Nel 1768 viene inaugurato il primo circo equestre del mondo, fondato da Philip Astley a Londra. Questa significativa coincidenza di eventi mette in luce la potente vitalità della figura del fool-clown che si trasforma nei secoli sopravvivendo ai mutamenti sociali e storici. Astley è un ex sottufficiale di cavalleria molto abile nel montare cavalli selvaggi che per questo decide di fondare Atsley’s Anphitheatre, dando vita ad una nuova forma di spettacolo, che Pafundi descrive come segue: “Una grossa costruzione mobile (tendone) di forma circolare-conica con all’interno un macro anello centrale a mo’ di arena, destinato all’esibizione e tutt’intorno un ordine di posti così gerarchizzati: palchi a ridosso dell’arena, poltroncine e gradinate concepite sulla falsa riga dell’antica cavea romana” Astley inizialmente svolge le proprie acrobazie equestri da solo ma ben presto decide di intervallare le proprie esibizioni con numeri di altri acrobati, giocolieri, animali feroci, un’orchestrina e numeri comici.

 

Si trattava di uno spettacolo di carattere non aristocratico, che contava sul sostegno della borghesia ma che in poco tempo conquistò i favori del popolo. Ben presto un altro circo equestre si inaugurerà a Parigi nel 1782 ed in pochi decenni questo tipo di spettacolo si diffonderà in tutta Europa e nell’America del nord, sopravvivendo fino ai giorni nostri.
Il primo clown fu, con buona probabilità, l’imitazione di un grottesco sarto che cerca di salire in sella al cavallo: diverrà un classico del repertorio clownistico con in nome The Taylor riding to Bandford.

 

I pagliacci rappresentavano un intervallo distensivo tra
un acrobazia e l’altra e dovevano rilassare e divertire il pubblico, anche durante i cambi di scena che avvenivano sulla pista. Il clown fu quindi prima cavallerizzo poi acrobata ed infine attore e mimo, insomma un clown.
L’origine del termine clown non è chiara: fa riferimento al
clod che in inglese significa zotico, balordo. Il primo clown di fama sarà Joseph Grimaldi (1778 – 1837) proveniente dalla scuola teatrale della pantomima e della commedia dell’arte italiana, che infatti ripresenterà un personaggio, Pedrolino, molto vicino alla maschera.

 

Il primo carattere di clown invece, introdotto da Astley stesso, sarà il clown musicista Mr. Merriment (il Sig. Divertimento) che si presenterà sempre in coppia con il ringmaster (Monsier Loyal in Francia), il direttore del circo. Nel tempo prenderà forma anche il repertorio dei clown composto da numerose “entrate”: dialoghi, acrobazie, capitomboli di coppia che diventeranno dei classici. Nel 1974 Il principato di Monaco ha istituito il Festival Internazionale del Circo di Montecarlo che ogni anno premia con il Clown d’Or quella che è diventata la figura più significativa del circo.

 

Fonte: Alessandra Lotti, Tesi di laurea in Psicologia UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BOLOGNA FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
Corso di laurea in Filosofia
“LA FIGURA DEL CLOWN E LA SUA PERCEZIONE NELLE PERSONE STRANIERE” Relatore: Prof. ssa Stefania Stame, A. A. 2005/2006